365Thailandia

Visitare la Thailandia, la Terra dei Sorrisi.

La sala delle ordinazioni del Wat Chedi Luang a Chiang Mai, esempio fulgido di architettura Lanna, il regno che governò nel nord della Thailandia da fine 1200 a metà 1700 e che ebbe come capitale proprio Chiang Mai.

L’ingresso al Tempio Blu a Chiang Rai.

Un gruppo di monaci gentilmente posa per una foto dopo aver terminato il momento di preghiera giornaliera collettiva all’interno del tempio. Molto spesso i monaci hanno parti del corpo ricoperte di tatuaggi, i cosiddetti Sak Yant, i tatuaggi sacri propri della dottrina buddista ed animista. Secondo la tradizione, l’inchiostro utilizzato per i Sak Yant è fatto con veleno di serpente, carbone (o cenere), olio di palma ed erbe varie.

Una veduta di Bangkok, il cui nome tradotto letteralmente significa “La città delle olive”. La foto è stata scattata dalla hall del Baiyoke Sky Hotel, il secondo più alto grattacielo, tra l’altro visitabile, della capitale. Una curiosità: i Thailandesi non la chiamano Bangkok bensì Krungthep.

L’escursione al parco di Khao Yai riserva ogni tanto la gradita sorpresa degli elefanti (che nel parco vivono liberi) che attraversano l’unica strada che percorre il grande polmone verde vicino a Bangkok.

Uno dei tunnel sotterranei del Wat Umong Suan Phutthatham che tradotto significa il Tempio delle gallerie e del giardino degli insegnamenti di Buddha, costruito attorno al 1300 in un’area boschiva vicino ad un lago poco fuori la città di Chiang Mai. È unico nel suo genere, e quindi meritevole di una visita, proprio per il suo sistema di antiche gallerie sotterranee tutte percorribili a piedi scavate sotto un grande stupa e che ospitano ognuna piccoli spazi di preghiera con Buddha seduti in meditazione.

La raccolta degli ananas.

Chiang Mai, la città dei 300 templi.

L’imponente pagoda del Wat Huay Pla Kung a Chiang Rai. Ogni piano è dedicato ad una divinità diversa, che viene di volta in volta rappresentata con una grande statua lignea. Dalla sommità si gode di una bella vista sulle campagne attorno alla città. A pochi metri da lì l’enorme statua bianca di Guan Yin, la Dea Buddhista della Misericordia, anch’essa visitabile all’interno.

I fiori di loto iniziano a schiudersi la mattina presto al sorgere del sole e raggiungono la loro massima apertura intorno alle 10. Nel primo pomeriggio poi iniziano lentamente a richiudersi. La foto è stata scattata alle 4 di pomeriggio a bordo di una chiatta in navigazione sulla grande distesa d’acqua di Bueng Boraphet. Sullo sfondo la barca di un pescatore a caccia di pesci d’acqua dolce.

Questo porticato impreziosito in tutta la sua lunghezza da più di mille statue dorate del Buddha seduto è lungo all’incirca 2 km e circonda a semicerchio i giardinetti interni del Wat Tha Sung.

Distendersi sul pontile di legno a pancia in giù con la testa che sporge dal bordo, il volto qualche centimetro sopra l’acqua, la macchina fotografica ben stretta in mano pronta a scattare per immortalare questo banco di pesci colorati che liberamente nuotano a pelo d’acqua in mare aperto tutt’attorno la passerella di legno. Pochi metri più avanti, dove il pontile finisce, l’attracco della piccola e caratteristica barca a motore che in 10 minuti di navigazione conduce alla paradisiaca isola di Koh Samae Sarn.

La passerella d’ingresso al tempio bianco con al centro il simbolo dello Yin e dello Yang. Ai lati, le struggenti mani protese al cielo, in un gesto quasi ad implorare aiuto, simboleggiano la brama ed il desiderio dei beni materiali. Sono le mani delle persone che sono sotterrate all’Inferno, che stanno
lì proprio perché hanno rincorso durante la loro vita terrena i beni materiali. Sullo sfondo il ponte che rappresenta la via elevata attraverso la quale si raggiunge il Paradiso, ponendo fine al ciclo delle rinascite. Nella dottrina Buddhista, che ricordo non è una religione ma una filosofia di vita, tutti gli esseri viventi sono soggetti ad un ciclo continuo di morte e rinascita. Tale ciclo termina soltanto con il raggiugimento della felicità eterna, l’illuminazione. Il bianco del tempio rappresenta la purezza del Buddhismo, mentre la brillantezza generata dai piccoli frammenti di vetro incastonati ovunque rappresenta la luce che conduce attraverso gli insegnamenti di Buddha alla felicità eterna. Superato il ponte, prima di accedere all’interno, la porta del Paradiso e le due statue raffiguranti la morte e Rahu. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Foto del rito del saibaad (lett.: versare nella ciotola) scattata oggi poco dopo l’alba. Ogni mattina presto, i monaci passano di casa in casa per ricevere del cibo dai fedeli (che sarà poi il pasto della giornata) e condividere con loro un breve momento di preghiera e benedizione. Tutti rigorosamente scalzi.

Dalla metà del 1700, gli abitanti della piccola cittadina di Bo Sang, a pochi chilometri da Chiang Mai, si sono specializzati nella creazione artigianale di lanterne, ventagli e soprattutto ombrelli in bambù e carta di gelso decorati a mano con stupendi disegni realizzati da abilissimi artisti locali. I colorati ombrelli di carta e bambù di Bo Sang sono rinomati ed apprezzati in tutta la Thailandia ed anche esportati all’estero.

Tramonto sulle risaie di Uthai Thani.

Giornata ventosa sul litorale di Rayong. Sullo sfondo a destra si intravvedono le coste occidentali dell’isola di Koh Samet.

Una veduta dei giardini e del laghetto da una delle stanze del Wat Tam Khao Wong, il tempio della caverna.

Uno scorcio dall’interno del cortile del Wat Pho a Bangkok. Ingrandendo l’immagine si possono apprezzare i motivi floreali realizzati in porcellana colorata che rivestono gli stupa.

Nel cortile di una piccola azienda agricola a conduzione familiare in cui si coltivano palme da cocco. Dopo alcuni giorni dal raccolto, le noci vanno spaccate ed aperte una ad una e fatte riposare all’aria aperta per far prosciugare le poche gocce d’acqua rimaste all’interno e soprattutto per liberare lo sgradevole odore tipico di questo frutto quando è maturo. Poi verranno lavate e lavorate per ottenere il latte e la farina di cocco, ingredienti molto utilizzati nella cucina Thai.

Un’ala dell’interno del Santuario della Verità, costruito interamente in legno lavorato a mano (non ci sono chiodi né alcun altro elemento metallico o di muratura) e direttamente in spiaggia come fosse un grande castello di sabbia. Oltre quella finestra in fondo infatti, a pochi metri, l’acqua cristallina del Golfo di Thailandia.

Una ragazza vestita degli abiti della tradizione posa davanti agli antichi prang e chedi del Wat Chaiwattanaram ad Ayutthaya.

Acquistando il rambutan, un frutto di questa stagione molto diffuso e particolarmente dolce, buono e facile da mangiare. L’aspetto è curioso, simile ad una grossa ciliegia o ad un litchi con in più della peluria esterna (rambutan infatti significa “capelli” in lingua malese); una volta sbucciato (facilmente, con il solo utilizzo delle mani), l’interno si presenta bianco, consistente e succoso. Ha proprietà antiossidanti, toniche ed energizzanti grazie alla forte presenza di vitamina B e C e di sali minerali. Il nome in Thailandese (เงาะ per la cronaca) viene spesso utilizzato dalla gente Thai per mettere bonariamente in difficoltà gli stranieri alle prese con la pronuncia gutturale della parola: letteralmente si traduce ngò, ma non si pronuncia come lo vedete scritto. Sullo sfondo, in alto, gli ormai leggendari cavi della luce Thailandesi.

Un’esplosione di colori e magnificenza accolgono il visitatore del Wat Thep Phuttharam, tempio su tre piani ognuno con terrazza panoramica affacciato sull’antico villaggio di pescatori di Ang Sila. È un must per chiunque venga in viaggio in Thailandia considerando anche che si trova relativamente vicino a Bangkok e che nei paraggi ci sono altre meritevoli cose da visitare. Gli interni sono ricchi di coloratissime raffigurazioni sacre, imponenti statue di guerrieri, tappeti, dragoni e luminescenti lampadari di cristallo. All’esterno fuori inquadratura un altissimo ed affusolato pilastro simile ad un campanile ed un’enorme campana dorata che si può suonare per richiedere buoni auspici.

La spiaggia di Bang Saray affacciata sul golfo di Thailandia.

Istantanea dal mercato galleggiante. Su quella barca a remi ci sono in vendita almeno 6 tipologie di frutto che in Italia non esistono (o che sono comunque molto difficili da reperire).

Il tempio bianco di Lampang (da non confondersi con quello più famoso di Chiang Rai) la sera, illuminato da luci colorate e intermittenti.

Lei si chiama Satkee, ha 28 anni e 2 figli. È una ragazza della tribù Padaung ed ha iniziato ad indossare una pesante spirale di ottone attorno al collo quando aveva 5 anni, sostituendola poi anno dopo anno con una di dimensioni sempre maggiori. Col passare del tempo e sotto la spinta del peso, la clavicola e le spalle si sono adattate assumendo una posizione sempre più bassa e facendo così sembrare il collo allungato. Da qui il nome che viene dato loro di donne giraffa, etnia di origine birmana trasferitasi in alcune aree del nord della Thailandia in seguito alle persecuzioni del regime militare del loro paese a fine secolo scorso.

Maeklong Railway Market, il mercato della ferrovia. Tra pochissimi minuti un grosso treno passeggeri rosso e giallo in arrivo da Bangkok (una settantina di chilometri distante) percorrerà quelle rotaie che vedete in foto per entrare nella stazione di Samut Songkhram. E questo per 8 volte al giorno, tante sono le corse previste, 4 andata e altrettante ritorno.

Il grazioso laghetto del Lumphini Park, il polmone verde di Bangkok. Il bel parco (che merita una passeggiata) è in prossimità di una fermata dello sky train, la metropolitana aerea della capitale, e si trova esattamente in centro città, circondato da alti e moderni grattacieli.

Alberi di papaya. Raccolta ancora verde e grattugiata cruda e croccante rappresenta l’ingrediente principale, non l’unico, di un classico e molto amato piatto della tradizione povera del paese (proprio perché è facilmente coltivabile in qualsiasi tipo di terreno e non abbisogna di molte cure... molte case di privati con piccoli pezzi di terreno hanno spesso almeno una pianta di papaya): il Som Tam, l’insalata di papaya verde che dà tra l’altro il titolo al bel film “Il profumo della papaya verde” candidato all’Oscar nel 1992. Una curiosità sulla papaya: è, unico caso al mondo, sia legume (quando è cruda) che frutto (quando è matura e diventa arancione).

L’ingresso del Silver Temple a Chiang Mai.

Un gruppo di monaci in visita al Wat Tha Sung.

Uno dei punti più a nord del paese, area di contatto di tre diverse nazioni, il cosiddetto Triangolo d’Oro. Sul versante destro del Mekong (uno dei grandi fiumi del pianeta), il Laos, sullo sfondo a poche centinaia di metri dietro la statua del Buddha dorato, il Myanmar. Ad una decina di km di distanza un’attrazione molto interessante e coinvolgente da visitare, la Hall of Opium.

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